L’identità del Grechetto, vino simbolo della tradizione umbra, è indissolubilmente legata alla storia e alla geologia di Orvieto.

Il visitatore che s’avventura tra i vicoli della città alta e poi oltre le mura, laddove si distendono i filari della Cantina Neri, scorge nel paesaggio un’armonia suggestiva: è il fascino dato dall’incontro fra natura, tradizioni e mito. 

Quell’ambiente, consacrato all’incanto, è il prodotto della mano dell’uomo che, con pazienza millenaria, ha saputo assecondare e valorizzare il disegno della natura

Fra il giallo dorato dei grappoli d’uva e il bruno del tufo, quella pietra porosa e generosa che per secoli ha custodito il vino nel suo grembo, il territorio di Orvieto sa oggi esprimersi in un calice caratteristico: un bianco dalla mineralità vibrante e dalla struttura quasi severa.

La vocazione vitivinicola orvietana affonda le radici in un tempo remoto. Furono gli Etruschi, intorno al X secolo a.C., a comprendere che il massiccio sperone di tufo di Velzna non era solo un fondamento da intendere come fortezza inespugnabile, ma un organismo vivo, ideale per il respiro del vino. Cominciarono così a scavare: gallerie profonde, consacrate al buio e al silenzio, dove la temperatura restava immota, costante. In quelle arterie sotterranee il vino umbro divenne presto eccellenza riconosciuta in tutto il mondo antico. 

Da questo legame viscerale fra vite e tufo è fiorito il Grechetto, un bianco capace di attraversare i secoli arricchendosi di sfumature e tradizione, fino a rendere Orvieto la cantina prediletta dello Stato Pontificio. I papi, che in fatto di piaceri della tavola furono sempre giudici di eccelsa caratura, fecero di questo nettare la bevanda d’elezione della corte romana. 

La città dentro le mura fu così riscoperta come scrigno dove conservare ciò che nasceva “fuori”, nelle fertili colline che circondano la Rupe.

Ancora oggi, questa geografia del gusto si dispiega lungo i versanti della valle del fiume Paglia. Laddove i terreni argillosi e tufacei donano al Grechetto quella sapidità tipica che ne definisce l’anima. I vigneti delle Cantine Neri, in località Bardano, rappresentano la sintesi irripetibile di questo viaggio: un incontro tra una geologia peculiare e la cura devota di chi conosce i segreti del vino. Un prodotto che non è mai solo il frutto della terra, ma che acquista valore nel momento in cui sa raccontare una memoria che continua a scorrere, limpida, nel calice.

Orvieto, la città del vino: perché il Grechetto qui ha un sapore unico

La città di Orvieto, sospesa su un imponente acrocoro di tufo che domina la valle del Paglia, è la plastica rappresentazione di una simbiosi perfetta tra geologia, storia e viticoltura. Qui, la roccia vulcanica, le vestigia etrusche e la millenaria cura della vite hanno dato forma a un unicum inscindibile.

In questo scenario, il Grechetto è il vitigno che si fa interprete del paesaggio, assorbendo e poi traducendo la mineralità del suolo in bottiglie di straordinaria longevità e struttura.

L’itinerario che conduce dalla Rupe di Orvieto ai vigneti di Bardano, sede delle Cantine Neri, è dunque più di un semplice tragitto geografico. Abbiamo a che fare con un percorso antropologico e sensoriale: un viaggio nel cuore dell’Umbria più autentica.

Queste terre nascondono nel sottosuolo il loro vero carattere. Viscere stratificate, plasmate del fuoco spento di vulcani antichissimi, dell’interazione fra basalto, argilla e, soprattutto, tufo, un materiale poroso, che assorbe tutto. Le radici del Grechetto devono faticare, devono scavare, devono letteralmente “mangiare” la roccia per trovare l’acqua. Ecco perché questo bianco è così particolare. E il premio di questo sforzo è la mineralità. Una sapidità quasi elettrica. 

E poi c’è la questione della conservazione. Orvieto caratterizza il Grechetto offrendo le sue grotte come luoghi ideali di riposo e fermentazione. Così, quando si beve un Grechetto, sembra di assaggiare l’anima stessa del borgo, con i suoi tre millenni di storia.

Tappa a Bardano: nel cuore della produzione della Cantina Neri

Appena fuori dalle mura, il paesaggio muta e si apre ai filari dove il Grechetto, e in particolare il clone G109 tipico di questa zona, domina la scena. È un’uva di carattere, dalla buccia spessa e consistente, piena di sostanze fenoliche. Tali caratteristiche, che conferiscono al vino struttura e complessità, sono anche l’espressione più diretta e rilevante dello spirito del paesaggio. 

La campagna dell’orvietano è un luogo dove geologia e storia si fanno sapore: il terreno tufaceo restituisce quella fiera sapidità che i papi consideravano indispensabile e che oggi, in ogni sorso, narra la storia di una terra che non ha mai smesso di credere al valore delle tradizioni e al rispetto della natura.

Uscendo dal perimetro delle mura medievali di Orvieto e procedendo per pochi chilometri in direzione Nord-Ovest, si incontra la località di Bardano. La strada sale dritta tra i vigneti, dove l’aria sa di terra asciutta e di pini. I filari puliti e dritti, che seguono la pendenza della collina con ordine, quasi a nobilitare il paesaggio, sono quelli curati dalla famiglia Neri, che proprio a Bardano ha stabilito il suo quartier generale. 

L’azienda, attiva dagli anni ’50 del Novecento, è diventata un punto di riferimento per la viticoltura di qualità quando Enrico Neri, nel 2006, ha cominciato a imbottigliare le selezioni migliori delle proprie uve.

Il cuore dell’azienda è un antico casale fortificato risalente al XIII secolo, una struttura che domina i vigneti circostanti e offre una vista spettacolare sulla Rupe. Quel casale fu una sede dei Cavalieri Templari. Gli storici hanno provato che l’ordine crociato scelse Bardano per la sua importanza strategica e agricola. 

Sotto quella struttura, così pregna di storia e mistero, si cela un altro tesoro: la barricaia dell’azienda, che è stata ricavata da una millenaria grotta etrusca. In questo ambiente ipogeo, scavato direttamente nel tufo, la temperatura e l'umidità rimangono costanti per tutto l'anno, creando le condizioni perfette per l’affinamento dei vini in legno. Ed è qui che il Grechetto e gli altri uvaggi della cantina riposano, assorbendo l’energia silenziosa della terra umbra.

La tenuta Neri si estende su circa un centinaio di ettari, con vigneti situati a un’altitudine compresa tra i 220 e i 320 metri s.l.m.. Le viti più vecchie, che hanno superato i trentaquattro anni di età, rappresentano il patrimonio genetico più prezioso della cantina. La gestione del vigneto punta a controllare la vigoria delle piante per massimizzare la concentrazione aromatica dei grappoli.

Il Vardano: il Grechetto in purezza che racconta il territorio

Se esiste un vino capace di sintetizzare lo spirito di Bardano, questo è il Vardano, un Grechetto IGP Umbria vinificato in purezza. La scelta di utilizzare esclusivamente il già citato clone G109, raccolto rigorosamente a mano e in fase di leggera surmaturazione (cioè con la vendemmia tardiva), definisce un prodotto di spessore e dal carattere inconfondibile.

Il Vardano si presenta nel calice con un colore dorato profondo, segno della sua struttura e del sapiente uso del legno. Al naso, il bouquet è di elevata complessità. La frutta a polpa gialla matura (pesca nettarina, nespola) si fonde con eleganti note minerali di grafite e pietra focaia. 

L’evoluzione in bottiglia apporta poi delle sfumature tostate, con ricordi di vaniglia, legni di cedro e un leggero tocco di fumo di acacia. Al palato, la potenza del Grechetto è bilanciata da una freschezza insospettabile, che rende il sorso asciutto, pulito e lunghissimo, con il distintivo finale ammandorlato, che può essere definito come uno dei marchi caratteristici del vitigno. È un vino, dunque, che riesce a sfidare il tempo, evolvendo verso note di miele, cera e spezie dolci. Ed è proprio tale qualità a renderlo un bianco speciale.

Ca’ Viti: l'Orvieto Classico Superiore che sfida il tempo

L’altro pilastro della produzione Neri è il Ca’ Viti, un Orvieto Classico Superiore DOP che rappresenta l’eccellenza dell’uvaggio tradizionale. Composto per il 50% da Grechetto e per il 40% da Procanico (Trebbiano Toscano), con l’aggiunta di Drupeggio, Verdello e Malvasia, il Ca’ Viti è la dimostrazione di come l’unione di diverse varietà possa creare un equilibrio superiore alla semplice somma delle parti.

In questo bianco, il Grechetto apporta corpo e persistenza, mentre il Procanico conferisce eleganza, acidità e quelle note di erbe aromatiche che rendono il vino fresco e vibrante.

Siamo abituati a pensare al bianco come a qualcosa di fragile, che va consumato nel giro di pochi mesi. Come se fosse un fiore destinato a perdere in fretta il proprio profumo e poi ad appassire in poco tempo. Ma il Ca’ Viti appartiene a un’altra categoria: è un vino che ha deciso di sfidare le leggi del decadimento.

All’inizio, rivela degli spigoli vivi: è tagliente, fresco e quasi sferzante nella sua giovinezza fatta di acidità e sapidità. Poi, col tempo, quegli stessi spigoli cominciano a levigarsi… Le note fresche di frutta acerba lasciano il posto a ciò che chiamiamo complessità terziaria. È un momento magico in cui la chimica si fa poesia: emergono sentori di miele selvatico, di resina, persino note che ricordano la pietra focaia e gli idrocarburi. E la sua nuova profondità lo accomuna ai grandi bianchi storici europei, come quelli della Valle della Loira o della Mosella.

Il Ca’ Viti è, in questo senso, un bianco che sfida il tempo, che non perde smalto col passare dei mesi; al contrario, acquisisce una struttura più nobile, più importante. È come se il vino avesse bisogno di quel riposo nel buio per trasformare la potenza minerale del tufo orvietano in un’eleganza matura e autorevole. Berlo dopo anni significa, letteralmente, assaporare il tempo che è stato catturato e custodito con sapienza.

Cosa vedere a Orvieto tra una degustazione e l’altra

Un itinerario del Grechetto non può dirsi completo senza l’esplorazione della città che lo ha generato. E Orvieto offre tanti capolavori artistici, ingegneristici e culturali. Luoghi da contemplare, tra un calice e l’altro.

Il riferimento imprescindibile è il Duomo, il grande capolavoro dell’architettura gotica mediterranea.

Iniziato a fine XIII secolo per celebrare il miracolo di Bolsena, l’edificio è una delle cattedrali più spettacolari al mondo. La facciata, con i suoi mosaici dorati e i bassorilievi di Lorenzo Maitani, è un racconto vividissimo della fede medievale. All’interno dell’edificio di culto si apre la Cappella di San Brizio affrescata da Luca Signorelli. Una testimonianza artistica di grande interesse, specie per quanto concerne il ciclo dedicato al Giudizio Universale. Un’opera che ispirò lo stesso Michelangelo. In un certo senso, tutta quella bellezza è stata pagata dal vino. La costruzione della cattedrale fu sicuramente finanziata attraverso le rendite del commercio del Grechetto. E i maestri che lavorarono alla cattedrale, tra cui il Signorelli e il Pinturicchio, avranno ricevuto (o richiesto) parte del pagamento in vino locale.

Ma non è tutto: osservando con attenzione la facciata del duomo, che gli umbri definiscono da sempre “Giglio d’oro”, sarà possibile notare le splendide decorazioni marmoree che includono tralci di vite e grappoli

L’altra tappa fondamentale per comprendere il Grechetto è il Pozzo di San Patrizio, un capolavoro dell’ingegneria del XVI secolo, commissionato da Papa Clemente VII per garantire l’acqua alla città in caso di assedio. Profondo più di sessanta metri e scavato interamente nel tufo, il pozzo presenta due scale elicoidali indipendenti che non si incrociano mai: una per la discesa e una per la risalita. Scendere i 258 gradini fino al livello dell’acqua è un’esperienza fisica che permette di percepire la maestosità della rupe dall’interno.

Come suggerito, la città visibile è solo la punta di un iceberg. Orvieto ha un’anima sotterranea: la città Underground, visitabile attraverso un tour guidato che esplora un labirinto di oltre mille grotte e cunicoli. Fra antichi frantoi, resti etruschi, cantine medievali e nicchie per l’allevamento dei piccioni, è possibile viaggiare attraverso il tempo e capire qual è il vero segreto che rende il bianco orvietano così speciale.

Esperienza in Cantina: visita ai vigneti e tasting guidato

Per gli amanti della natura, l’area di Orvieto e Bardano offre vari percorsi escursionistici di rara bellezza. Passeggiate che permettono di immergersi nel paesaggio agrario della valle.

Il tracciato principale è quello della via Romea Germanica. Un percorso che esplora l’antico Pleberium Bardanii, ovvero quello che fu l’insediamento produttivo della Precettoria Templare Orvietana.

L’anello escursionistico si snoda attraverso la frazione di Bardano, dove la presenza dei monaci guerrieri è ancora testimoniata da edifici simbolici come chiesette e vari casali fortificati. Dalla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, secondo le testimonianze costruita “ad similitudinem s. Jerosolimitane ecclesiae” (cioè richiamando la forma del Santo Sepolcro di Gerusalemme) al castello, ovvero alla struttura dove ha sede la cantina grande della famiglia Neri, situato in una posizione strategica per il controllo dell’intera vallata.  

Tutta la zona è punteggiata da dongioni, strutture agro-alimentari ante litteram dove i monaci crociati gestivano le attività zootecniche e vitivinicole dei loro possedimenti. Nel comune di Castel Viscardo sorge invece la Torre della Fame, un antico fortilizio, attraverso cui i Templari controllavano il passaggio tra la via Teutonica e la via Francigena. 

Seguendo il sentiero che attraversa i terreni della Cantina Neri è possibile godere di scorci su quella bella torre e sulla valle del torrente Romealla, boschi e strade bianche. Non distante da Bardano, c’è Rocca Ripesena, un borgo delizioso, definito come il paese delle rose: qui, in primavera, tutti i vicoli fioriscono, e il centro diventa una tavolozza di colori.

Imperdibile, a questo punto, è una visita alle Cantine Neri. L’azienda ha sviluppato un’offerta enoturistica stimolante variegata, pensata per trasformare la degustazione in un’esperienza multisensoriale e didattica. 

L’accoglienza avviene sulla terrazza panoramica che sovrasta i vigneti storici, da dove Enrico Neri o i suoi collaboratori introducono alla storia della famiglia e alle peculiarità del terroir di Bardano.

Ci sono diversi percorsi degustativi da sperimentare. Nettare degli Etruschi è, per esempio, un affascinante viaggio che parte dai vigneti e che prosegue nella barricaia sotterranea per poi concludersi con la degustazione di tre vini accompagnati da bruschetta con olio evo di produzione propria e salumi locali.

Sulle orme dei Templari è un’esperienza pensata per far apprezzare al pubblico le potenzialità evolutive del Grechetto e dell’Orvieto Classico Superiore tramite un assaggio verticale di diverse annate, utile a comprendere come il tempo sappia modellare il carattere del vino.

Tra le visite con degustazione proposte dalla Cantina e prenotabili anche come regalo c’è Lungo la via Francigena: una coinvolgente tappa sulla storica via di pellegrinaggio alla scoperta dei profumi e dei sapori del territorio, con un tour delle cantine e una ricca degustazione dei prodotti dell’azienda.

Dove acquistare il vero Grechetto di Orvieto: dallo shop online alla cantina

Per concludere nel modo migliore l’itinerario e portare con sé i sapori di Bardano, è possibile acquistare i vini e i prodotti dell’azienda attraverso diversi canali.

L’ideale sarebbe affidarsi al direct shop nelle cantine, ovvero visitare la sede di località Bardano, in modo da acquistare a chilometro zero, visitare il centro produttivo e ricevere consigli direttamente dai produttori.

Ovviamente, ci si può anche rivolgere allo shop online, cioè al portale ufficiale delle Cantine Neri, che offre l’intera gamma dei vini. Dal Vardano al Ca’ Viti, dal Bianco dei Neri al Rosso dei Neri). E ancora: spumanti metodo classico, Muffa nobile e olio extravergine di oliva, con spedizioni garantite in tutta Italia. Tramite il sito è possibile acquistare voucher per tutte le tipologie di degustazione, un’idea originale per regalare un viaggio sensoriale nel cuore di Orvieto.

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